Le scale da usare per avere un giusto sound nell’improvvisazione, su una tipica progressione jazz blues. Alcuni suggerimenti pratici per costruire un proprio stile personale, sulla base di questo materiale.
Le scale, nel mondo dell’improvvisazione e del suo studio, sono spesso affrontate in un modo non del tutto organico o proficuo. Talvolta vengono studiate per motivi espressamente tecnici ed il risultato è di essere poco musicali nell’utilizzo e nell’applicazione. Altre volte, invece, le scale rischiano di essere screditate poichè sembra automaticamente giusto preferire l’utilizzo degli arpeggi degli accordi. In questo secondo caso, non possiamo di certo dissentire, ma a patto che si chiarisca bene che la maggior parte degli arpeggi viene ricavata dal grande contenitore della scala di riferimento.
Le scale da usare per il jazz blues che propongo in questo articolo semplificano il lavoro del nostro orecchio sul celebre giro armonico di 12 misure, e creano le basi per inserire accorgimenti utili ad una improvvisazione efficace e stimolante.
L’idea dei musicisti bebop
Le scale in questione per il jazz blues, utilizzate secondo lo schema che vedrete, seppur a primo impatto non presentino cromatismi, sono certamente frutto di studio e pratiche ripetute durante il periodo bebop.
Uno dei più eminenti musicisti che ne parla, seppure non vi siano opere scritte in tal senso a suo nome, è Barry Harris. Come spesso diceva Harris, però, lui è solo stato testimone di svariate evoluzioni del linguaggio in pochi anni, di trucchi e consigli che i vari musicisti si scambiavano, ma che restavano come uno sorta di codice non scritto. Ciò che infatti sarà importante, nell’utilizzo e nella comprensione di questo schema di scale, è il sound che deve avere il blues, il movimento degli accordi che compongono il giro e la relazione accordo-scala.
La progressione blues nel jazz
Come ben sappiamo esistono miriadi di possibilità per le progressioni del blues in 12 misure.
Nei primi casi di blues, definito infatti arcaico, si usavano progressioni composte da soli tre accordi, ovvero i gradi I IV e V su cui costruiamo accordi di settima di dominante. A partire dall’epoca bebop invece, si è arrivati addirittura a giri blues molto complessi che comprendono varie specie di accordo, varie cadenze e potenziali sostituzioni.
Nel caso della progressione che prendiamo in esame, la potremmo definire come una della più comuni e semplici di tipologia jazz blues: comprende infatti i gradi I, IV e V, l’importante dominante secondaria sul VI grado e la presenza di cadenza II V I e poi del turn around finale.
Le scale usate per lo schema che si propone saranno però sempre utili su ogni tipo di progressione, pure in presenza di sostituzioni ed alterazioni varie.

Il modo misolidio
Tra le scale che sono in relazione con la sonorità dell’accordo di dominante, la più importante è sicuramente il modo misolidio, qui trovate un articolo approfondito dedicato all'argomento. Si tratta del modo che si genera naturalmente sul V grado della scala maggiore e contiene dunque gli stessi intervalli della stessa scala maggiore ad eccezione della settima maggiore; che, questa volta, è minore (ovvero b7).
Se siete interessati ad un percorso di studio strutturato ed approfondito riguardante i modi della scala maggiore, date un'occhiata al percorso guidato sui modi di Guitar Prof:
Nella didattica bebop il modo misolidio talvolta viene definito Dominant Scale, poichè perfettamente in relazione con l’accordo di settima di dominante. Lo stesso Barry Harris spesso ne ha parlato in questi termini. Lo stesso pianista raccomanda di studiarne la tecnica e suonarla dalla fondamentale alle b7 in senso ascedente, senza ripetere la fondamentale.
Questo è senza dubbio uno dei primi passi da affrontare per preparare il lavoro sullo schema di cui trattiamo in questo articolo. Cercate dunque di trovare diteggiature comode di una sola ottava del misolidio in varie zone del manico.
Lo schema di scale da usare: prime 4 misure
Dunque, essendo il blues decisamente permeato dalla sonorità del misolidio, presentiamo qui uno schema che ne valorizza il sound. In alcuni casi è bene rispettare due accorgimenti: uno di semplificazione di 2 accordi collegati; uno che invece punta ad enfatizzare una nota particolare.
Ricordiamoci sempre che stiamo parlando di una progressione blues ma in ambito jazz.
Come notiamo, alcune volte è decisamente utile pensare ad una sola scala su due accordi. Teniamo a mente che per interiorizzare il sound delle scale è bene seguire i passaggi che distinguono senso ascendente e discendente. Ecco le prime 4 misure della schema di scale. Esempio in di blues FA.

Come possiamo vedere, è molto utile esprimere l’armonia del momento suonando le scale in senso ascendente, quando l’accordo occupa una sola misura. Quando l’accordo occupa, invece, due misure adiacenti, è opportuno suonare in senso ascendente fino alla b7 per poi ritornare alla fondamentale.
Scale e diteggiature: suggerimenti pratici
Questo schema per le scale sul jazz blues è ricollegabile a tutti gli strumenti, ma se siamo qui a leggere, probabilmente siamo dei chitarristi. Ecco perchè suggerisco alcune diteggiature semplici che ci possono servire per studiare un’ottava sui vari set di corde. Prediligo le forme che hanno le fondamentali su 5a, 4a e 3a corda, ma è chiaramente doveroso esplorare tutte le altre. Di quelle che vi propongo due forme sono quasi identiche. Hanno rispettivamente le fondamentali su 5a e 4a corda: sappiamo però che nel cambio tra 3a e 2a corda è necessario eseguire uno spostamento in avanti di un tasto.

Un’altra forma interessante parte dalla 3a corda ed ha un diteggiatura molto compatta ed è riconducibile ad un frammento della scala maggiore che nasce della posizione G sul CAGED. Studiamo queste diteggiature tenendo a mente che sarà necessario incrociarne di vario tipo.

Scale e diteggiature da controllare e mischiare
Cambiare l’angolazione delle nostre diteggiature e dunque ampliare la nostra visualizzazione, è sempre un espediente molto utile per accrescere il nostro sapere chitarristico. In questo caso propongo altre diteggiature che prendono spunto dalle forme CAGED di C e E per le scale da usare. Cambia dunque il dito di partenza della diteggiatura che può essere il dito anulare o mignolo.
Ovviamente è doveroso pensare di poter gestire varie tipologie di diteggiature, ad esempio creando forme ibride o partendo dalla 2a corda per sviluppare le scale sue due corde.
Da non sottovalutare anche le forme che partono dalle 6a corda, se pur spesso, non troppo utili nella loro interezza, in termini di timbro.

La dominante secondaria sul VI
Una delle caratteristiche della progressione blues nel jazz è spesso la presenza della dominante secondaria sul VI grado. Quando eseguiamo un turn around, ovvero il giro armonico dalla celebre progressione I VmI IIm V7, possiamo attuare diverse modifiche e sostituzioni armoniche. L’accordo sul VI risolve a distanza di quarta sul prossimo II grado, che è inoltre minore. Dunque rendere l’accordo del VI dominante conferisce una maggiore potenza e chiarezza allo spostamento armonico.
Ecco il trucco che ci consente di controllare il sound e le scale in un punto focale del blues. Nelle misure 7 e 8 eseguiamo in senso ascendente il modo misolidio su F7 per poi tornare in senso discendente e fermarci sulla 3a maggiore del VI7, ovvero la nota FA# per D7.

La vera scala di dominante su D7 potrebbe in realtà essere più complessa. Tuttavia, la questione più importante è segnalare melodicamente l'accordo di dominante.
Lo schema completo per le scale sul blues
Dopo aver compreso i semplici meccanismi che governano questo schema di scale per il blues, possiamo dare un’occhiata alla schema completo.
Come vedremo, nel caso delle cadenza II V, il pensiero viene semplificato. Si pensa infatti soltanto alla scala misolidio del V grado, essendo ovviamente totalmente compatibile con il dorico del II grado.
Questo espediente sarà molto utile per inserire vari cromatismi ed altri stilemi tipici del linguaggio jazz.

Grazie questo schema di scale, al netto di modifiche e sostituzioni durante l’improvvisazione, il sound del blues viene preservato, ben sviluppato e comunicato a chi ascolta. E’ dunque questa una della strade più interessanti e naturali per curare l’improvvisazione e la costruzione di un solo su di una progressione blues nel jazz.

