Scritto da: Enrico Zanella - Categorie: improvvisazione / jazz / styling

Il CAGED nel jazz manouche: le basi per improvvisare - 1a parte

Il sistema CAGED nel jazz manouche, oltre a essere uno strumento per la memorizzazione degli accordi, offre un solido approccio metodico all’improvvisazione.


Prima di entrare nello specifico, vale la pena chiarire cosa mi ha spinto a tornare su un argomento che potrebbe sembrare già ampiamente trattato, come il sistema CAGED nel jazz manouche.

La scintilla è scattata ancora una volta ascoltando Django Reinhardt. Un musicista capace di sviluppare un fraseggio profondamente originale partendo da una condizione tutt’altro che favorevole.

Ho provato a mettermi nei suoi panni per capire come sia riuscito a costruire un linguaggio così personale, nonostante l’incidente che gli compromise l’uso del mignolo e dell’anulare della mano sinistra.


Django Reinhardt: un genio musicalmente analfabeta

Si racconta spesso che Django Reinhardt fosse musicalmente analfabeta. Un’affermazione che riporto in parte perché probabilmente vera, ma soprattutto perché utile a introdurre un ragionamento.

Dopo l’incidente che gli compromise l’uso di alcune dita della mano sinistra, Django si trovò improvvisamente in una situazione di forte svantaggio. È plausibile immaginare che, almeno per un momento, abbia pensato di abbandonare la carriera musicale.

Per nostra fortuna questo non accadde. Oggi possiamo apprezzare non solo l’originalità del suo fraseggio, ma anche un patrimonio di composizioni che continua a tenere vivo il suo mito.


Alle origini di un nuovo stile

Durante il lungo periodo di degenza, Django dovette inevitabilmente interrogarsi sul proprio futuro. Come accennato, sembra non avesse ricevuto una formazione musicale scolastica, ma poteva contare su una musicalità e una creatività fuori dal comune.

Ripartire non doveva essere semplice. Non potendo più utilizzare tutte le dita della mano sinistra, fu costretto a cercare nuovi percorsi sullo strumento e soluzioni alternative per esprimersi.

È interessante notare come, in alcuni casi, un limite possa diventare uno stimolo. L’handicap costringe ad aggirare gli ostacoli e, talvolta, questi espedienti si rivelano sorprendentemente efficaci, fino a trasformarsi in autentiche fonti di innovazione.


Un esperimento personale: l’elastico

La riflessione che mi ha portato a questo ragionamento nasce da un esperimento che ho voluto provare su me stesso. Ho legato con un elastico il mignolo e l’anulare della mano sinistra e ho preso la chitarra. Fin dai primi istanti mi è stato chiaro che qualcosa era cambiato radicalmente.

Ancora prima di suonare una nota, sapevo che molte delle frasi che eseguivo abitualmente con quattro dita non sarebbero state più accessibili, se non con grande sforzo e artificiosità. In altre parole, non mi veniva più spontaneo seguire quei percorsi che fino a poco prima consideravo naturali e ormai consolidati.

Tutto fu molto ovvio quando provai ad eseguire l’arpeggio di Am seguendo la diteggiatura cui ero fino a quel momento abituato ovvero quella che segue la posizione del E del sistema CAGED.

CAGED figura 1


Provate anche voi

Se provate anche voi questo esercizio, vi accorgerete subito di quanto sia scomodo sostituire la diteggiatura proposta nell’esempio con una soluzione a due dita, utilizzando solo il dito 1 e il dito 2.

Seguendo una logica apparentemente lineare, le prime due note verrebbero eseguite con l’1 e il 2, mentre le successive due solo con il dito 1. A questo punto, però, per rimanere all’interno della posizione CAGED proposta, il dito 1 dovrebbe compiere un salto piuttosto ampio dalla quarta alla terza corda, per poi concludere la diteggiatura sulle tre corde più acute.

Risulta invece molto più intuitiva e naturale la diteggiatura alternativa che vedete qui sotto, tipica del linguaggio manouche e utilizzata spesso da Django nei suoi fraseggi.

CAGED figura 2

In realtà, l’elastico che avevo legato a mignolo ed anulare non rappresentava un vero impedimento. Al contrario, sembrava suggerire spontaneamente un nuovo percorso sullo strumento.

Tutta questa riflessione nasce dal tentativo, semplice e senza pretese, di capire quale possa essere stata la molla che spinse Django Reinhardt a rivedere il proprio approccio pratico alla chitarra. È facile immaginare che questo processo lo abbia impegnato a lungo, fino a gettare le basi di quella che, a tutti gli effetti, può essere considerata una piccola rivoluzione.

Alla luce di queste premesse diventa forse più comprensibile come Django sia riuscito a definire e consolidare un nuovo sistema per organizzare gli elementi tecnici e musicali. Il fraseggio, per forza di cose, doveva seguire ciò che l’istinto gli suggeriva, prima ancora di qualsiasi costruzione teorica.


Il CAGED nel jazz manouche

Arriviamo al cuore del discorso. Il sistema CAGED è un modo semplice, schematico e sintetico per mappare l’intero manico della chitarra, e rappresenta un punto di partenza efficace per sviluppare un proprio linguaggio musicale.

Nel CAGED nel jazz manouche, questa struttura diventa particolarmente interessante, perché permette di orientarsi sullo strumento senza perdersi in un eccesso di informazioni teoriche.

Per sostenere questa tesi è necessario osservare i soli di Django e le trascrizioni che ne sono state realizzate. È vero che una trascrizione non può mai restituire con certezza le diteggiature originali, ma il tipo di suono, le estensioni raggiunte e l’analisi del materiale melodico-armonico offrono indicazioni molto attendibili.

A questo si aggiungono le testimonianze video, poche ma preziose, che confermano in larga parte quanto emerge dalle trascrizioni.


L’improvvisazione in ambito jazzistico non è semplice. Alla base c’è sempre un lungo lavoro di ascolto, ripetuto e prolungato, che costituisce un bagaglio indispensabile per guidare in modo quasi istintivo il pensiero musicale e, di conseguenza, le dita.

Solo così anche frasi molto semplici possono acquisire quel suono e quella cadenza che riconosciamo immediatamente come affini a ciò che abbiamo ascoltato nei dischi.

Assunto questo come elemento imprescindibile, diventa necessario avvicinarsi allo strumento e comprenderne le geometrie di movimento: accordi, scale, arpeggi e le loro relazioni sul manico.



Può un principiante improvvisare in modo consapevole?

La domanda, a questo punto, è inevitabile: un principiante può improvvisare in modo consapevole e con uno stile riconoscibile?

Talvolta l’approccio più diffuso, che prevede lo studio preliminare di scale, arpeggi, accordi e rivolti prima di improvvisare, rischia di diventare controproducente. È certamente una strada possibile, ma non è detto che sia la più efficace per tutti.

L’esempio di Django Reinhardt, spesso definito musicalmente analfabeta, è in questo senso emblematico. Durante il periodo di degenza fu costretto a reinventare il proprio modo di suonare partendo da un limite concreto: l’uso di sole due dita della mano sinistra.

Per farlo, doveva affidarsi a un sistema semplice, chiaro e schematico, capace di guidarlo verso nuovi percorsi coerenti con la sua musicalità e la sua creatività.


Elementi essenziali per un’improvvisazione consapevole

Ma, a ben vedere, non è forse questo il punto di partenza per chiunque si avvicini all’improvvisazione? Credo di sì. Quando disponiamo di uno schema di riferimento consolidato, le note che suoniamo smettono di essere casuali.

Il nostro istinto viene rafforzato dalla sensazione che quelle note rispondano, almeno in parte, alle aspettative che abbiamo interiorizzato ascoltando e suonando.

Uno di questi schemi di riferimento è il sistema CAGED, che iniziamo a conoscere fin dai primi passi sulla chitarra. Nel CAGED nel jazz manouche, questo ruolo diventa ancora più evidente, perché la struttura guida il fraseggio senza imbrigliarlo.

Riassumendo, possiamo individuare due elementi fondamentali per un’improvvisazione consapevole:

  • un substrato di ascolti ripetuti e prolungati, indispensabile per costruire un linguaggio musicale credibile
  • uno schema semplice e chiaro, capace di indicare una direzione lasciando spazio a fantasia e creatività, come il sistema CAGED

A questi due aspetti se ne può aggiungere un terzo, legato in modo specifico allo stile manouche e alla figura di Django Reinhardt.

Ascoltare molta musica è essenziale, ma lo è altrettanto riuscire a tradurre quelle sonorità sullo strumento. Per questo lo studio delle trascrizioni dei grandi musicisti rimane un passaggio fondamentale.

L’obiettivo non è copiare, ma acquisire un vocabolario tecnico sufficiente a sostenere e sviluppare idee personali.


Django Reinhardt e il sistema di approccio cromatico

Ascoltando i soli di Django Reinhardt si incontrano spesso passaggi costruiti raggiungendo le note dell’accordo attraverso il semitono inferiore o superiore, oppure combinando semitono inferiore e tono superiore.

Django utilizzava con grande naturalezza arpeggi arricchiti da note adiacenti a quelle accordali, creando un continuo gioco di tensione e risoluzione. Questo approccio conferisce al fraseggio un andamento quasi “scalare”, rendendolo estremamente fluido e piacevole all’ascolto.

Si tratta di una soluzione che si adattava perfettamente anche al suo handicap. Se proviamo a eseguire una di queste frasi, ci accorgeremo che risulta più comodo e naturale utilizzare solo due dita, senza forzature.


Proviamo ora a prendere un accordo di RE maggiore in posizione di LA. Seguendo la forma dell’accordo, suonate prima il semitono sotto la nota accordale e poi la nota dell’accordo stesso.

Ripetete questo procedimento su tutte le corde coinvolte nella posizione. L’affinità con lo stile chitarristico di Django emerge subito in modo evidente.

L’intero meccanismo risulta relativamente semplice dal punto di vista tecnico e, soprattutto, molto chiaro dal punto di vista schematico. Ed è proprio questa chiarezza che rende il CAGED nel jazz manouche uno strumento particolarmente efficace per affrontare l’improvvisazione in modo consapevole.

Approccio cromatico ascendente

Dovreste quindi allenarvi a utilizzare questo schema del raggiungimento cromatico delle note dell’accordo su tutte le posizioni CAGED: oltre che mappare l’intero manico dovreste provare anche un certo senso virtuosistico che sicuramente vi affascinerà e divertirà. Ovviamente il discorso andrebbe fatto anche per le diteggiature minori ma il concetto rimarrà lo stesso.


Applicazione avanzata dell’approccio cromatico

Quando inizierete ad applicare questo “gioco” all’interno di una progressione di accordi, e lo farete con un minimo di attenzione, vi accorgerete che le connessioni tra un accordo e l’altro diventano sempre più evidenti.

Spesso queste relazioni si colgono prima con gli occhi che con l’orecchio. È proprio questa rete di collegamenti a dare maggiore coerenza stilistica al fraseggio.

Non fermatevi allo schema di base proposto finora, che va inteso soprattutto come esercizio tecnico. Provate a costruire i vostri licks, senza porre limiti alla fantasia melodica e ritmica. In fondo, basta ascoltare Django per capire quanto fosse libero il suo modo di sviluppare le idee.


Una volta consolidato questo approccio, sarà possibile spingersi oltre e applicarlo in modo più avanzato, ad esempio sfruttando le sostituzioni armoniche.

Facciamo un esempio. Se l’armonia prevede un RE7/9, potete suonare su quell’accordo un arpeggio di LA minore, magari collegandolo a uno di RE maggiore, o viceversa, utilizzando sempre il principio dell’avvicinamento cromatico.

Sperimentando in questa direzione vi accorgerete rapidamente di quante possibilità espressive si aprono, sia dal punto di vista melodico sia da quello del fraseggio.


Approccio semplice, sonorità complesse

La cosa straordinaria è che questo sistema contempla in parte applicazioni di concetti armonici di una certa complessità. Ecco un esempio. Dato l’accordo di C7 è possibile suonarvi sopra la scala di DO phrygian dominant (ovvero la scala minore melodica di FA partendo dalla quinta). In altri termini tale scala introduce sopra l’accordo di C7 le dissonanze di 9m (Db) e 13m (Ab).

phrygian dominant figura 1

Se però ci troviamo di fronte a chitarristi ancora agli inizi, oppure siamo insegnanti che lavorano con allievi alle prime armi, è bene fare un passo indietro. Prima di introdurre concetti avanzati, serve tempo perché la loro comprensione presuppone il consolidamento degli step precedenti.

Da un punto di vista pratico, se vogliamo comunque sperimentare un sistema efficace e accessibile, possiamo affidarci al CAGED nel jazz manouche partendo dalla sua forma più semplice, ovvero la triade. In questo modo individuiamo una posizione sul manico e applichiamo l’avvicinamento cromatico, un semitono sopra o sotto, alle note dell’accordo.

Prestando attenzione alle note introdotte con questo approccio, ci accorgeremo che possono comparire, ad esempio, un RE♭ come avvicinamento cromatico superiore alla tonica, oppure un LA♭ come avvicinamento cromatico superiore alla quinta dell’accordo.

In altre parole, vengono utilizzate le stesse alterazioni previste dalla scala di DO phrygian dominant, senza però doverla conoscere né dal punto di vista teorico né da quello pratico.

Questo rende il procedimento particolarmente efficace sul piano didattico. Ecco un esempio che chiarisce il concetto.

phrygian dominant figura 2

Ovviamente in un normale percorso di studi sarà bene approfondire ogni concetto teorico e quindi contestualizzarlo dal momento che dare alle cose un nome piuttosto che un altro ci aprirà la strada a diverse possibili soluzioni.


Conclusione

Siamo partiti dal tentativo di metterci nei panni di un musicista straordinario, privo di una formazione musicale scolastica ma dotato di un istinto e di una creatività fuori dal comune.

Nonostante un grave handicap fisico, Django Reinhardt è riuscito a costruire un linguaggio chitarristico completamente nuovo, capace di rivoluzionare il ruolo della chitarra solista e di lasciare un’eredità che continua ancora oggi a ispirare generazioni di chitarristi.

Il CAGED nel jazz manouche, inteso come sistema semplice e funzionale, può aiutarci a comprendere meglio questo approccio e a renderlo applicabile anche nel nostro percorso sullo strumento.

Nella seconda parte entreremo più a fondo nell’argomento e vedremo altri esempi pratici per sviluppare ulteriormente queste idee.

Alla prossima!

fine
Enrico Zanella - 

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