Scritto da: Alessio Lottero - Categorie: blues / guitar stories / rock

10 cover insospettabili della storia del rock

10 cover leggendarie entrate a far parte della storia del rock grazie al successo delle loro illustri reinterpretazioni


Introduzione

10 cover insospettabili della storia del rock

La musica rock è stata spesso segnata da brani rimasti indelebili nella memoria degli appassionati. Proprio come un sentiero costellato di gemme rare, la storia del genere si è impreziosita di eccezionali intuizioni compositive, da parte di coloro che ne sono diventati i "campioni".

Quello che a volte sfugge agli ascoltatori meno attenti ai retroscena storici è che, spesso, una band si è coperta di gloria grazie a brani ripresi da artisti precedenti o meno noti. Certo non allo scopo di plagiare, bensì con l'intento di omaggiare autori capaci di ispirare le nuove leve.

Queste "paternità ambigue" hanno segnato da sempre la musica rock sin dalle prime rivisitazioni, in chiave moderna, del vecchio delta blues. Non stupisce dunque come, i nomi eccelsi del classic rock siano stati spesso erroneamente scambiati per autori di alcuni dei loro più celebri evergreen.

Questa lista, proposta in ordine cronologico, mostra 10 cover insospettabili della storia del rock, che hanno fatto la storia della musica e la fortuna dei loro performers. Trattandosi di cover molto note e radicate concretamente nella memoria degli ascoltatori, faremo ascoltare le versioni originali che hanno stregato intere generazioni.


Statesboro Blues - BlindWillie McTell (1923)

Blind Willie McTell è uno dei grandi bluesmen di nicchia rimasti nell'ombra rispetto ad altri altisonanti colleghi, ma non per questo meno importanti nel loro contributo al sound del delta. McTell, come molti contemporanei, è riuscito a lasciare il segno nel panorama musicale, al netto di un'esistenza sofferta.

La storia di Willie McTell è una fedele istantanea dell' America rurale e segregazionista, culla della cultura blues che emerge dalle iniquità sociali radicate nell'epoca.

The Allman Brothers band

The Allman Brothers Band è una delle grandi band del passato, da molti considerata la vera genesi del southern rock. Come la stragrande maggioranza dei loro illustri contemporanei, anche i fratelli Allman muovono i primi passi musicali stregati dal delta blues del south side.

Questa influenza insaporisce tutta la discografia del gruppo, dagli esordi fino a noi, sottolineando ancora una volta il profondo legame con la black music di primo stampo. Ecco dunque come uno dei grandi cavalli di battaglia della band, attesissimo momento nelle esibizioni live, sia proprio la rivisitazione di Statesboro Blues di Blind Willie McTell.


Nobody's Fault But Mine - Blind Willie Johnson (1927)

Blind Willie Johnson è un cantautore afroamericano artefice di una sapiente fusione di delta blues e gospel. Se infatti il sound di Johnson è inequivocabilmente blues, la costante tematica religiosa nei suoi componimenti lo ha sempre collocato in mezzo a queste due sfumature della black music.

Blind Willie Johnson è dunque un fedele irriducibile, profondamente devoto nonostante la sua condizione di nero cieco in Usa; condizione, questa, che lo avvicina al mondo religioso, facendogli vestire i panni di musico del Signore.

La sua voce inconfondibile e la sua destrezza con la chitarra lo rendono tra i bluesmen più apprezzati e ne fanno autore di riferimento per tutto il classic rock che seguirà il suo tempo. Tra i suoi brani celebri, che costituiscono un repertorio splendido ma impietosamente scarno, troviamo Nobody's Fault But Mine.

Led Zeppelin

I Led Zeppelin sono a buon diritto nell'Olimpo del rock e da molti osannati come il più influente ed importante gruppo rock della storia. Pareri personali a parte, la discografia della premiata ditta Plant, Page Jones e Bonham è per tutti più che preziosa.

Come tutti i "figli" del blues revival inglese di metà anni sessanta, anche gli Zeppelin hanno avuto la febbre del blues, elemento comune a tutti i musicisti britannici dell'epoca. I rimandi al delta, sottoforma di citazioni liriche o strumentali, abbondano nella produzione della band.

La suggestione per il blues è forte a tal punto da fargli tributare uno dei suoi eroi, con una versione personale di un suo grande classico. Nobody's Fault But Mine finisce dunque nel nostro elenco delle 10 cover insospettabili, che hanno lasciato il segno.


I'm So Glad - Skip James (1931)

Skip James è un personaggio affascinante nel panorama dei blues singers del delta perchè incarna la vera essenza del rinnegato. Contrabbandiere per professione, James si distingue anche per la sua abilità con la chitarra e, caso meno noto, con il pianoforte.

La storia musicale di Skip James è breve ed ingenerosa, caratterizzata da imbrogli discografici e miseria. Passerà gran parte della vita rimpiangendo l'occasione mancata di sfondare con la musica. Solo l'interesse e l'ammirazione per la sua musica da parte di giovani promesse della musica inglese degli anni sessanta gli offrirà una sorta di rivincita e una conclusione di vita meno amara.

Cream

I Cream sono una band fondamentale per capire l'entusiasmo dell'Inghilterra musicale per il blues del delta. Il primo power trio della storia basa la sua genesi sul rifacimento dei grandi brani della cultura afroamericana e dei suoi artefici. Il primo album della band presenta, infatti, una personalissima rivisitazione di I'm So Glad di Skip James. Con il successo economico ricavato da questo singolo i Cream hanno potuto rendere merito all'autore originale, regalandogli rivalsa, fama e un pò di giustizia.


Crossroads - Robert Johnson (1936)

La figura di Robert Johnson, tra mito e realtà, non manca mai di suggestionare gli appassionati del blues, che lo considerano la genesi del genere. Al netto di un'esistenza fugace e nebulosa, Johnson ha regalato al mondo una manciata di brani che sono considerati da tutti eredità inestimabile per tutti i bluesmen.

Gli omaggi a questo controverso personaggio e le rivisitazioni della sua musica da parte dei big del rock si sprecano ed impreziosiscono le discografie di molte realtà imponenti del mainstream.

Eric Clapton

Eric Clapton è, tra gli ambasciatori anglosassoni del delta blues, uno tra i più dediti alla divulgazione dei capolavori del genere. Nel corso della sua lunga e felice carriera, ha sempre pagato il suo debito artistico nei confronti della musica blues, dedicando quattro decenni ad essa.

La sua cover di Crossroad è ormai talmente nota da essere stata ripresa da altri contemporanei, proponendo il suo arrangiamento dell'originale, generando a volte il malinteso sulla sua paternità.

Ma Clapton non ha mai smesso di proporla dal vivo, come pegno duraturo di gratitudine a Robert Johnson.


Mama Talk To Your Daughter - J. B. Lenoir (1955)

J.B. Lenoir non è il prototipo standard di bluesmen del delta. Abbiamo avuto modo di analizzare la sua musica, paragonandola ad altri esponenti del blues, riscontrando sempre un approccio inconsueto.

La particolarità dei suoi componimenti, il timbro unico della sua voce, uniti ad un playing agile ed efficace, sono da sempre gli elementi che hanno affascinato il pubblico. Da John Mayall agli Yardbirds, molti eroi del blues revival hanno rielaborato la musica di Lenoir, mantenendo vivo il ricordo di un brillante e sfortunato musicista blues.

Robben Ford

Robben Ford non ha certo bisogno di presentazioni: nella pubblicazioni del nostro blog il suo nome è frequente, specie negli articoli di divulgazione didattica. La carriera di Ford nella sua chiave blues, che sfocia nel jazz e nel jazz rock, ha sempre soddisfatto la sete degli amanti della sei corde virtuosa in un senso più ampio del termine.

La versione di Robben Ford di Mama, Talk To Your Daughter lo consegna alla storia del blues, rende omaggio alla figura di J.B. Lenoir ed entra pienamente nella lista delle 10 cover insospettabili.


You Don't Love Me - Willie Cobbs (1960)

Indubbiamente Willie Cobbs non è tra i nomi più noti del panorama del vecchio blues; quello cioè che parte dal delta del Mississippi ed approda al South Side di Chicago con i pionieri dell'elettrificazione del genere.

Come in molti altri casi, per approcciare la discografia di artisti meno noti, è utile analizzare l'impatto di questi ultimi sulla carriera dei grandi musicisti della storia. Come questa lista ci insegna, un potenziale evergreen può essere generato da artisti apparentemente minori.

John Mayall & The Bluesbreakers

John Mayall è il padre del british blues, uno dei maggiori artefici alla contaminazione blues della Londra dei sixties. Come molti altri contemporanei, dediti a fondare il british blues revival, Mayall è diventato un vero e proprio esperto di blues music, innamorandosi della musica dei padri afroamericani, compreso Willie Cobbs.

La sua versione di You Don't Love Me è diventata un must, poi ripresa da gli Allman Brothers Band.


Hey Joe - Billy Roberts (1962)

Billie Roberts non sarà noto a molti; in effetti fa parte a buon merito di quell'interessante sottobosco di songwriters americani che hanno contribuito silentemente allo sviluppo culturale del paese.

La biografia artistica di Roberts non è certo tra le più estese, ma ha il merito di averci regalato alcune songs memorabili. Indubbiamente la più celebre è proprio quella in esame, una delle 10 cover isospettabili della storia del rock, grazie al contributo del suo illustre performer: Jimi Hendrix.

Jimi Hendrix

Jimi Hendrix è un vero guitar heroes, forse il più idolatrato. La vita sregolata, la fine tragica e l'incomparabile intuito musicale ne fanno una vera e propria leggenda. Tutti i chitarristi, di qualsiasi genere o generazione, devono qualcosa a Jimi Hendrix.

Nel percorso del rock blues l'influenza di questo artista rimane palpabile ed evidente. Guitarprof ha spesso affrontato la vita, la discografia e la tecnica di questo peculiare personaggio, in svariati articoli.

Tra le tante pietre miliari che Hendrix ci ha lasciato, emerge anche la sua personale Hey Joe, presente nell'immaginario collettivo come suo capolavoro.


American Woman - The Guess Who (1970)

The Guess Who sono una band statunitense di buon successo, nota soprattutto per il brano in questione. Sebbene di origine canadese, il gruppo incarna egregiamente il concetto di folk rock americano. Nonostante la scelta di rimanere oltre confine, hanno saputo conquistare il pubblico a stelle e strisce.

Sebbene The Guess Who rimanga un episodio di buon seguito, il gruppo non ha mai raggiunto la ribalta.

Lenny Kravitz

Lenny Kravitz è un artista che non ha bisogno di presentazioni: da decenni cavalca il mainstream del rock adattandosi ai cambi di rotta con eccezionale versatilità. La carriera di Kravitz lo ha visto calcare i palchi più importanti e duettare con gli artisti più influenti.

Nel corso dei decenni Lenny Kravitz ha oscillato tra rock e pop con un acume commerciale invidiabile, senza snaturare le esigenze artistiche. Uno dei suoi successi è decisamente American Woman.

Il brano dei the Guess Who è stato infatti un boom commerciale per l'artista, che ne ha progettato una versione accattivante per il periodo di uscita.


Whiskey In The Jar - Thin Lizzy (1972)

I Thin Lizzy sono da sempre legati al successo di questo brano, sebbene già in questo caso si possa parlare di cover. Whiskey In The Jar è infatti,un brano tradizionale della cultura irlandese: un traditional reel.

La band di irish rock, famosa per proporre una versione di folk rock fresca e non banale, deve molto alla rivisitazione di questo brano cardine della tradizione irlandese.

Metallica

Metallica, colosso del rock duro e band metal di maggior successo della storia, sono da sempre grandi appassionati del restiling dei classici del rock. Sin dalle origini i quattro di Frisco hanno sempre suonato i pezzi delle band che li hanno influenzati da adolescenti, a volte inimicandosi i fans più puristi.

Nel decennio della loro restaurazione, i Metallica hanno esordito con una versione di Whiskey It The Jar che è divenuta famigerata. Un altro esempio altisonante, meritevole di finire nelle nostre 10 cover insospettabili.


Jet Airliner - Paul Pena (1973)

Paul Pena è un compositore e chitarrista americano, protagonista di un percorso musicale interessante, anche se mai approdato alle luci della ribalta. Ciò nonostante Pena può vantare una carriera di tutto rispetto, con successo e seguito che ne hanno ufficializzato il prezioso contributo al rock blues statunitense.

La storia di Paul Pena è caratterizzata da una discografia breve e difficoltosa nelle pubblicazioni e da un'attività dal vivo esigua, complici anche i problemi di salute e la sua cecità. Malgrado questo, l'artista ha potuto mettere la sua personale firma sulla scena rock, con alcuni brani considerati dei classici

Steve Miller band

La Steve Miller Band, gruppo della seconda metà dei sessanta, di buon successo lungo tutto il decennio seguente, è formata dai performers autori dell'arrangiamento più noto di Jet Airliner. La versione di Miller, infatti, è quella che presenta il brano al grande pubblico, che per lungo tempo gliene attribuisce la paternità.

La band, tuttavia, non ha mai fatto mistero della vera natalità del brano, riconoscendo sempre a Paul Pena il merito autoriale e tributandogli gratitudine ad ogni appuntamento live.


In conclusione

Il rock è forse il genere musicale che vanta il maggior numero di sottogeneri e contaminazioni. La sua storia, longeva e vegeta attualmente, ha regalato al mondo pietre miliari entrate a buon diritto nell'almanacco della grande musica. 10 cover non sono certo sufficienti ad esaurire l'argomento.

I brani che contribuiscono ad idolatrare il genere sono firmati da artisti che sono pura leggenda, osannati da generazioni di appassionati ed addetti ai lavori. A volte però, nel lungo sentiero della storia, alcuni rilevanti protagonisti finiscono nel dimenticatoio, sommersi dalla piena dei nomi epici che dettano il passo.

Nonostante questo sottobosco di ispirati autori sbiaditi, il mainstream spesso restituisce il favore, riportandoli in auge facendo scoprire alle masse le loro creazioni nascoste. Questa sorta di karma musicale ci regala delle interpretazioni indimenticabili e ci dà la possibilità di scovare interessanti realtà passate inosservate colpevolmente.

Queste sono le 10 cover entrate a far parte della storia del rock grazie al successo delle loro illustri reinterpretazioni: una sorta di restituzione di favore da parte dei big, ai loro grandi ispiratori.


fine
Alessio Lottero - 

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