Scritto da: Luca Gelli - Categorie: teoria e armonia

I tempi misti nella teoria musicale: al di là dei tempi regolari

Una guida pratica per capire e affrontare i tempi misti irregolari nella musica moderna e contemporanea, tra analisi teorica, ascolto attivo ed esempi concreti.


Introduzione

In un altro articolo abbiamo parlato delle differenze tra i tempi semplici e i tempi composti, potete cliccare qui se volete dargli un’occhiata. Per quanto riguarda le metriche esistono altre possibilità, cioè i tempi misti. Vediamo di capirci qualcosa.


I tempi misti

I tempi misti derivano il proprio nome dal fatto che nascono dall’unione di tempi binari e ternari, cioè in due e tre movimenti. Sommandoli in vario modo possiamo ottenere tempi in 5/4, 5/8, 7/4, 11/8 ed altro ancora. Spesso vengono chiamati anche tempi dispari, una definizione diffusa anche se leggermente impropria dal momento che anche un tempo in 10/8, per esempio, è un tempo misto.


I tempi in 5

Sul tempo in cinque movimenti, cioè il 5/4 e il 5/8 dobbiamo fare una precisazione. Esistono brani in musiche tradizionali popolari in tempo quinario puro, cioè non derivante dalla somma di un tempo binario e uno ternario (o viceversa). In questo caso l’unico tempo forte sarà quello sul primo movimento a cui seguiranno quattro tempi deboli.

In realtà però la maggior parte delle volte il 5/4 o il 5/8 sono derivati dalla somma 2+3 o più spesso dalla somma 3+2. Il fatto di contarli nell’uno o nell’altro modo dipende dalla disposizione degli accenti.

Prendiamo un paio di esempi dalla musica popolare moderna per rendere più comprensibile cosa sono i tempi misti e la loro sonorità. Il primo brano che vi propongo è il tema di Mission Impossible,  dall’omonima serie televisiva, diventata poi anche una serie di film di successo. Ascoltate il brano, soprattutto la linea di basso, e battete il tempo, quello che state sentendo è un tempo in 5/4 diviso 3+2.

5/4

Un altro brano popolare in 5/4 è Seven Days di Sting, anche in questo caso si tratta di un 3+2.

Un brano che unisce tempo in cinque movimenti e portamento swing è il celebre Take Five di Paul Desmond (spesso erroneamente attribuito a Dave Brubeck).


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Altri esempi di tempi misti

Se poi cercate nei generi più sperimentali, dalla musica classica contemporanea al prog-metal, troverete una moltitudine di esempi dell’utilizzo dei tempi dispari. Io stesso ne ho fatto un largo utilizzo nelle mie composizioni. Porto un paio di esempi dal repertorio del mio progetto musicale, The Jelly Factory,  non per mania di protagonismo ma perché avendoli scritti so esattamente come sono stati pensati e messi su carta.

Il riff di basso del brano intitolato Gatto è l’elemento portante della composizione. Si tratta di un 7/4 pensato 4+3 (o se volete 2+2+3).

Riff in 7/4

Possiamo anche ottenere metriche di vario tipo unendo tempi diversi. Nel mio brano Kaleydo ancora una volta è il basso l’elemento portante. In questo caso ho creato una linea su un tempo in 11/4.

Un esempio celebre di un tempo misto in ambito rock è il brano Money dei Pink Floyd, un 7/4 con andamento shuffle.


Il mondo dei tempi misti da molte possibilità, anche se richiede un pò di sforzo per creare un’abitudine ad un sistema di conteggio diverso da quelli che ci vengono più naturali, come il 4/4 o il 6/8. Gli esempi visti su brani come Mission Impossible, Take Five o Money vi fanno però capire che non è detto che il risultato finale debba risultare complicato all’ascolto. Al contrario la sfida per alcuni compositori è proprio quella di scrivere musica che scorra in modo naturale, anche se costruita su metriche diverse da quelle usuali. Se componete musica potete provare anche voi a scrivere dei riff o dei groove in sette o in cinque, magari questo può aiutarvi a realizzare qualcosa di diverso dal solito.

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