Scritto da: Leonardo Bertini - Categorie: tutto il resto

Nile Rodgers: l’intervista di Guitar Prof

Guitar Prof, attraverso la piattaforma Here in The Room, ha intervistato Nile Rodgers. Gli Chic, David Bowie, la sua formazione musicale ed il segreto dietro ai suoi grandi successi.


Nile Rodgers: breve introduzione

Nile Rodgers non ha certo bisogno di presentazioni. Tuttora in attività, la sua è una lunga e prolifica carriera, come chitarrista, arrangiatore e produttore musicale. Alcuni dei suoi celebri successi come Everybody Dance o Le Freak e la sua originale chitarra funky sono solo alcuni degli elementi che ripercorrono la sua incredibile carriera.

Diventato famoso nel periodo della disco music americana con il gruppo funk Chic, negli anni si è fatto conoscere per aver contribuito all’ascesa di artisti come MadonnaDavid BowieDiana Ross e tanti altri, arrangiando e producendo alcuni dei loro grandi successi. Tra alcuni dei suoi lavori più celebri ci sono: We Are Family, Like a Virgin, Let’s Dance. Infinte poi sono le collaborazioni e produzioni in cui ritroviamo la sua inconfondibile chitarra funky, come nel brano Get Lucky dei Daft Punk.


Here in The Room with Nile Rodgers

L’intervista che segue è stata realizzata grazie alla piattaforma Here in The Room. Il concept interessante alla base del sito è quello di “chiudere” l’ospite in una stanza e sottoporgli tantissime domande riguardo alla sua vita, opere e aneddoti vari.

È possibile quindi, in quanto utente, ascoltare liberamente ed in modo gratuito un numero limitato di risposte; oppure decidere di acquistare un pass per avere accesso all’intero materiale.

Ecco che Guitar Prof ha raccolto e tradotto alcune delle domande e risposte più interessanti per riproporvele in una originale intervista, che vede come protagonista Nile Rodgers.

Iniziamo!

In the room with Nile Rodgers

Nile Rodgers: formazione musicale

Chi ti ha insegnato a suonare la chitarra?

Ho avuto due principali insegnanti. Uno di chitarra classica, Julio Prol che mi ha insegnato a suonare la chitarra spagnola classica. Con lui ho studiato compositori come Carcassi, Louis Milan, e i 20 Etudes per chitarra di Fernando Sor. Ho imparato a suonare inizialmente proprio su questi standard della chitarra classica. Dopodichè sono passato al jazz. Il mio maestro è stato Ted Dunbar, un teorico fenomenale: se sono diventato un buon arrangiatore e compositore lo devo a lui. Dunbar, che aveva preso il posto del famoso chitarrista inglese John McLaughlin nel secondo album dei The Tony WIlliams Lifetime, è stato il mio insegnante e forse anche il mio più grande modello di riferimento.

Qual’ è la tua formazione musicale?

Da giovane ero un buono studente. Non ho solo frequentato la scuola di musica, che è la base del curriculum standard di un buon musicista, ma seguivo anche lezioni presso insegnanti privati. La cosa interessante che si può dire sulla musica è che non è a scuola che la impari! La scuola è il luogo in cui ti insegnano ciò che solo studiando a casa potrai imparare davvero; cioè puoi imparare solo praticando a casa, da solo, fino a che non avrai interiorizzato la lezione. A scuola, invece, ti ritrovi in una classe piena di persone che fanno pratica sullo strumento tutte nello stesso momento. Un vero e proprio casino insomma!

Quale è la musica e i musicisti che ti hanno maggiormente influenzato?

Le influenze musicali che hanno avuto un ruolo importante nella mia formazione sono innumerevoli. La scuola mi ha introdotto ai classici ma a casa ho conosciuto il jazz moderno. Molti amici dei miei genitori erano famosi musicisti BeBop, da Thelonius Monk a Nina Simone e Miles Davis; erano ospiti assidui nella mia casa d’infanzia. Sono insomma un figlio del Greenwich Village che, tra musica, recitazione, teatro, musei, jazz, club e musica folk, rappresentava all’epoca il vero cuore artistico della città. Ero circondato da stimoli continui, da Bob Dylan a Nina Simone e Miles Davis. Ma sul piano formale i miei grandi modelli sono stati compositori classici come Beethoven, Prokofiev, Mozart, Brahms, Rachmaninov e Boccherini, che è il mio preferito. Si, le influenze musicali che ho ricevuto quando ero un bambino erano straordinarie.


Nile Rodgers: gli Chic, David Bowie e altre collaborazioni

Quale credi sia stato il segreto del successo degli Chic?

È una domanda complessa… immagino sia dovuto all’avvento della disco music che mi influenzò nella scrittura di Everybody Dance, un pezzo dalla melodia molto semplice ed orecchiabile ma inserita in un contesto armonico tipicamente jazz. Gli accordi sono Cm7, Bb11, C11, Abmaj7, Dm11, Bb11… quindi accordi prettamente jazz, uniti però ad una melodia veramente semplice. Il successo degli Chic è dovuto soprattutto a questa composizione, al fatto di esser riusciti a far ballare la gente, al grande successo della disco music e alla commistione tra elementi di complessità jazz e melodie più fruibili e accattivanti.

Come è stato lavorare con David Bowie?

Lavorare con David è stata un’esperienza meravigliosa. Let’s dance, il primo album che abbiamo realizzato insieme, è stato veramente l’avverarsi di un sogno. Non credo ci sia stato un artista nella storia della musica che abbia creduto in me quanto David ha fatto per quell’album. Ho realizzato quell’album, letteralmente, in 17 giorni: al diciottesimo giorno David saliva già sull’aereo per andare a registrarlo nei successivi quattro giorni! Al diciottesimo giorno, ho fatto festa, avevo finito! Nei giorni successivi lo stava facendo ascoltare in studio ad altri e io ero allo Studio 54 a divertirmi come un pazzo.

Come è nata la collaborazione con i Daft Punk?

Nell’album Random Access Memories, si è verificata una meravigliosa alchimia di fattori diversi. Quando sono venuti da me non avevano capito che quello in cui saremmo andati a registrare era lo studio dove era stato inciso il primissimo singolo degli Chic. Si appassionarono alla questione e mi chiesero come avevo realizzato gli album. Anche perché quella era la prima volta in studio in cui i Daft Punk usavano veri musicisti. Ora anche loro sapevano qualcosa che io so: e cioè che avere intorno persone vere che interpretano quello che suonano è qualcosa di diverso. A volte ne esce qualcosa di molto superiore a quello che hai composto, a volte il risultato non è altrettanto buono ma almeno hai a disposizione un diverso punto di vista.

Ho iniziato a suonare la mia parte, dicendogli:”Cosi è come facciamo i dischi degli Chic, fondamentalmente inizio da una parte di chitarra, la doppio, poi arriva il bassista e ricostruiamo il brano partendo dalla mia parte di chitarra. Così hanno portato questo concetto a casa con loro, e hanno fatto ri-registrare tutti gli altri strumenti su di me. In questo modo le parti già registrate venivano risuonate sulla mia traccia e il feel del brano ora suonava in modo completamente diverso. Tutti i musicisti che avevano partecipato al disco mi chiamarono per dirmi:”Nile! Che hai combinato?! È incredibile! Il pezzo spacca!”.

La storia di come fu coinvolto Pharrell Williams, è che andò a Parigi e chiese ai ragazzi su cosa stessero lavorando, o meglio, chiesero a Pharrell su cosa stesse lavorando e lui rispose: “Sto lavorando su roba alla Nile Rodgers”…si guardarono a vicenda, sorridendosi, e dissero: ”Beh, ascolta questo!”, avevano già le mie tracce…e da lì..Get lucky, Lose Your Self To Dance e Give Life Back To Music!

È vero che hai suonato con Jimi Hendrix durante una jam?

Quando ero un ragazzino avevo una fantastica band che si chiamava New World Rising con cui ho aperto anche agli Stooges un paio di volte. In quel periodo facevamo da headliner ai concerti che si tenevano al The Bitter End, un club di New York dove tutti i musicisti di allora hanno suonato ad inizio carriera.

Una sera che suonavamo al locale le previsioni avevano messo neve. All’epoca le previsioni del tempo non erano accurate come quelle di oggi… non ci aspettavamo che avrebbe nevicato così tanto! Una volta usciti dal club cercammo di portare i nostri amplificatori alla metropolitana, ma c’era così tanta neve che era difficile anche muoverli di pochi centimetri. Decidemmo così di spostarci nel locale di un nostro amico, che si trovava poco lontano e lì continuammo a suonare fino all’alba. Proprio a metà di una jam, arrivò il nostro amico Velvet Turner, e chi c’era con lui? Jimi Hendrix. Abbiamo suonato tutti insieme fino alle prime luci del mattino e Jimi alla fine chiese se qualcuno avesse registrato la jam. Purtroppo nessuno se ne era occupato.


Curiosità e consigli

Qual’è il segreto dietro il tuo sound?

Non è un segreto, posso parlarne apertamente. Si tratta di una combinazione di tecniche chitarristiche di stampo jazz riprese dal chitarrista George Van Eps. Qquesta tecnica ti porta ad essere in grado di suonare un qualsiasi voicing di un accordo rispettando l’intento del compositore.

Alcune volte non bastano le sei corde per suonare un accordo complesso e devi conoscere bene l’armonia musicale per rispettare la composizione dell’autore. Nonostante questo, la tecnica di George Van Eps ti insegnaa fare ciò già solamente con tre corde! E questo è il segreto del mio sound; è l’essere in grado di definire il sound di un accordo esaltando le note più importanti contenute all’interno dell’accordo stesso. Questo, proprio nel momento in cui sto suonando un riff o una progressione di accordi. Dal momento che sono in grado di fare ciò, non suono mai la stessa canzone due volte nello stesso modo; in vita mia non ho mai suonato nello stesso modo Le Freak. Perfino durante le registrazioni in studio, io stesso fatico a capire quello che ho fatto perché non so mai quando é il momento di usare un determinato voicing di un accordo.

Quali artisti stai ascoltando in questo momento?

Al momento sto ascoltando molti nuovi artisti che devono ancora essere scoperti dal pubblico e questo unicamente grazie alla mia posizione di presidente della Hall of Fame dei cantautori, che mi mette costantemente in contatto con artisti emergenti come ad esempio Ivar Thronæs. Anche perché stiamo lavorando ad un nuovo progetto, il Rising Star Award, per cui sto ascoltando moltissime stelle nascenti.

In che modo individui il talento?

Penso, ed è sicuramente un’osservazione curiosa, che individuare il talento sia facile. Esistono sicuramente tantissime persone dotate di talento, alcune più di altre. La cosa che cerco quando lavoro con qualcuno però non è tanto il talento inteso come esperienza tecnica; ma il livello di passione e di motivazione che mostra in ciò che fa. Molte persone hanno straordinarie abilità nel fare qualcosa e lo sanno fare veramente bene. Ma c’è una profonda differenza tra chi veramente vuole raggiungere un obiettivo, che vede lo scopo di quello che fa, anche se lontano, e lavora per arrivarci e quelle persone così dotate che semplicemente ti abbagliano con il loro virtuosismo e il loro talento.

Si tratta di due diverse categorie di persone. Madonna era il perfetto paradigma della prima categoria; un’artista capace di guardare alle cose in prospettiva, di concepire un obiettivo a lungo termine e di puntare ad esso con decisione. Riuscii a percepirlo da subito. La prima volta magari no, ma già dalla seconda mi resi conto di trovarmi di fronte ad una persona che aveva inquadrato il proprio percorso con grande lucidità. E anche se, sia lei che il mondo, tendono ad attribuirmi il merito di averla aiutata a raggiungere il successo, penso che ci sarebbe arrivata comunque, con o senza di me! Sarebbe potuta non esistere Like a Virgin, ma lei avrebbe comunque sfondato! 


Considerazioni e approfondimenti finali

Personalmente ho trovato molto interessante alcune delle risposte di Nile Rodgers. Certo, si tratta di spunti non sufficienti per comprendere e conoscere tutti gli aspetti di un musicista del suo calibro. Ma per la riuscita di un ascolto attivo della musica, ritengo sempre affascinante ed indispensabile, oltre allo studio tecnico sul proprio strumento, carpire come e in che modo determinazione e passione influenzino la sensibilità di un musicista.

Se sei interessato ad un ulteriore approfondimento su Nile Rodgers, dedicato alla trascrizione su chitarra del brano Give Life Back To Music, clicca qui

Spero proprio possa essere stata una lettura piacevole ed interessante. Ciao e alla prossima! 

fine

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