Scritto da: Luca Gelli - Categorie: teoria e armonia

Le dominanti secondarie: spiegazione e analisi armonica

Le dominanti secondarie costituiscono un mezzo largamente utilizzato in armonia per arricchire le progressioni di accordi. Le possiamo trovare in tantissimi brani di svariati stili: jazz, pop, blues, soul… Molti musicisti le utilizzano nella pratica musicale, ma non sanno esattamente cosa sono o quali sono i loro parametri generali. Proviamo a mettere un pò in ordine le idee.


Chi, come il sottoscritto, ha prima imparato la musica suonando e si è dedicato agli studi teorici solo in un secondo momento, potrà trovare forse qualcosa di utile in questo appuntamento dedicato alle dominanti secondarie.

Tutte le volte che scrivo qualcosa che riguarda la teoria musicale o l’armonia mi viene naturale ribadire un concetto fondamentale: la musica viene prima delle nostre possibili spiegazioni.

Come ho già scritto altre volte, pensate alla musica come ad un linguaggio. La lingua parlata esiste prima delle regole grammaticali. D’altro canto capire le regole può aiutarci a fare luce su alcuni meccanismi musicali, e questo può permetterci di manipolare poi questa fantastica materia che è la musica a nostro piacimento.

Le dominanti secondarie rientrano poi in quel gruppo di argomenti propri dei corsi di armonia, e praticati tramite l’analisi armonica. Sono state trattate in innumerevoli pubblicazioni, tra le tante cito lo storico testo di armonia Walter Piston. Sono catalogate come sostituzioni cromatiche o come elementi di armonia cromatica. Con queste due definizioni si intende la presenza di accordi che contengono note esterne alla tonalità corrente che però non producono una modulazione, ovvero un cambio di tonalità.

Per capire questo argomento è importanti avere ben chiare le basi dell’analisi armonica.

Detto questo… vediamo un pò insieme di cosa si tratta.


Cosa sono le dominanti secondarie

Le dominanti secondarie sono accordi di dominante che introducono un accordo appartenente alla tonalità in cui siamo, ma diverso da quello costruito sul I grado.

Si, ok… paroloni tecnici a parte, a che serve ‘sta roba?
Serve ad aumentare l’effetto di spinta per arrivare ad un certo accordo della tonalità che non sia quello costruito sul primo grado. In pratica posso utilizzare alcuni accordi di settima per introdurre vari accordi della tonalità in cui mi trovo.

Facciamo subito un esempio pratico, facendo una variazione sul cosiddetto giro di  DO. Quello che vedete nella figura sotto è il giro Imaj7, VIm7, IIm7, V7 in DO maggiore.

Giro armonico Imaj7 - VIm7 - IIm7 - V7

Se invece in una canzone trovo un giro armonica come quello che vedete nella figura successiva, mi imbatto in una dominante secondaria, cioè l’accordo A7. In questo caso il nuovo accordo verrà analizzato come “quinto sette del secondo”, a differenza dell’esempio precedente in cui era il “sesto minore sette”.

Giro armonico Imaj7 - V7/II - IIm7 - V7

L’accordo A7, rispetto a Am7, crea una maggiore spinta verso l’accordo Dm7, creando una cadenza di tipo V7 -> I. Attenzione, questo non vuol dire che sia meglio o peggio, è semplicemente diverso. Per un momento abbiamo utilizzato note esterne alla tonalità di DO, ma non abbiamo modulato. Diciamo che per un attimo abbiamo messo il piedino fuori dal giardinetto di DO maggiore… ma non ne siamo usciti.


Caratteristiche delle dominanti secondarie

Ecco in breve le caratteristiche delle dominanti secondarie:

1 – Sono accordi di dominante.

2 – Contengono almeno una nota esterna alla tonalità.

3 – La tonica di una dominante secondaria è una nota appartenente alla tonalità.

Se adesso riguardiamo l’esempio precedente, potete constatare che A7 ha tutte queste caratteristiche: è un accordo di dominante che ha la tonica facente parte della scala maggiore di DO (LA), e contiene una nota esterna alla tonalità (DO#).

Giro armonico Imaj7 - V7/II - IIm7 - V7

Esempi in tonalità maggiore e minore

Ecco una casistica in DO maggiore:

V7/II – A7 che risolve su Dm7
V7/III – B7 che risolve su Em7
V7/IV – C7 che risolve su Fmaj7
V7/V – D7 che risolve su G7
V7/VI – E7 che risolve su Am7

Nell’esempio che segue vedete l’applicazione di tutte le dominanti secondarie in una struttura in DO maggiore.

Esempio dominanti secondarie

Vediamo anche alcuni esempi in tonalità di LA minore.

V7/IV – A7 che risolve su Dm7

Dominanti secondarie nel giro minore esempio 1

V7/V – B7 che risolve su E7

Dominanti secondarie nel giro minore esempio 2

V7/bVI – C7 che risolve su Fmaj7

Dominanti secondarie nel giro minore esempio 3

Le sopratoniche secondarie

Le sopratoniche secondarie sono un argomento strettamente correlato a quello di cui abbiamo parlato fino qui. Sono accordi di sottodominante, posti prima di una dominante secondaria, con cui creano una relazione di tipo II – V.

Aridaje con i paroloni tecnici… insomma a che servono?

Le sopratoniche secondarie servono ad allungare il percorso dettato dalle dominanti secondarie, per esempio possono essere utilizzate per arricchire un giro di accordi.

Riprendiamo il primo esempio che abbiamo visto ed utilizziamo una sopratonica secondaria. Per quanto riguarda l’analisi armonica verranno siglati come IIm7 o IIø dell’accordo su cui andrà a risolvere la cadenza.

Esempio sopratoniche secondarie esempio 1

Rivediamo ora l’esempio in cui abbiamo utilizzato tutte le dominanti secondarie e facciamole precedere dalle rispettive sopratoniche secondarie.

Esempio sopratoniche secondarie esempio 2

Notate che alcuni accordi, come Bø o Am7, possono essere soggetti a doppia analisi, per esempio il Bø a battuta 10 può essere visto anche come il VIIø della tonalità di DO maggiore, mentre il LAm7 di battuta 12 può essere visto come il IIm7/V, quindi in analisi armonica possono essere siglati un più maniere. Altra considerazione: ricordate che nonostante in questo esempio siano presenti molti accordi esterni alla tonalità di DO maggiore, non abbiamo modulato in un’altra tonalità.

A tutto questo possono essere applicate molte variazioni, per esempio alle dominanti secondarie può essere applicata la sostituzione di tritono.


Le dominanti in caduta

Le dominanti in caduta sono una serie di accordi di dominante che risolvono una quinta sotto su altri accordi di dominante.

L’ultimo di questa serie sarà una dominante secondaria che mi riporterà ad un accordo della tonalità. Per fare un esempio utilizzeremo la struttura del bridge del rhythm change, la classica struttura AABA in 32 battute. Ecco il bridge di 8 battute con la risoluzione su quella che poi sarà la sezione successiva, la tonalità del brano è SI bemolle.

Dominanti in caduta

D7 e G7 sono dominanti in caduta, C7 è una dominante secondaria, F7 è un accordo della tonalità.


Come studiare

Il metodo migliore per capire dominanti secondarie, sopratoniche secondarie, dominanti in caduta e le possibili variazioni è affiancare l’analisi armonica dei brani alla costruzione di giri armonici inventati da voi stessi in cui applicate queste nozioni. E’ importante ribadire che tutto questo ha un suono, ogni volta che cercate di capire qualcosa con la testa, cercate di farlo anche con l’orecchio… E’ un percorso lungo ma porta buoni risultati.

Ciao, buono studio e alla prossima!

fine

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