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Scritto da: Sergio Casabianca - Categorie: tutto il resto

Solid body nel jazz: il sound sull’elettrica da ieri a oggi

Una lista di interessanti chitarristi jazz che hanno usato chitarre solid body durante la loro carriera. Da Joe Pass fino a Julian Lage e Nir Felder.


La solid body, la chitarra elettrica vera e propria, sta entrando a far parte dello strumentario di molti chitarristi jazz al giorno d’oggi. Questo piacevole fenomeno sta ad indicare sicuramente il superamento di alcune barriere e preconcetti che hanno probabilmente rallentato la ricerca sullo strumento in ambito jazz. Le motivazioni sullo scarso impiego della solid body durante la storia della chitarra jazz potrebbero essere di varia natura e dovute alla moda quanto al caso. Vorrei presentarvi alcune riflessioni, ma soprattutto alcuni ascolti che negli ultimi anni mi hanno ricondotto alla mia tanto amata chitarra elettrica pure per suonare gli standards.


Non me ne vogliano, ma la musica è una ed una sola.

Spesso se non hai la chitarra giusta per un genere sei fuori contesto. Se devi suonare jazz e non hai la arch top o la semi-hollow preferibilemte sotto il mento e la faccia un po’ triste non sei abbastanza jazz. Non hai lo swing! Chiaramente scherzo: amo anche i chitarristi che sembrano tristi.
Per fortuna, modelli di chitarra a parte, già chitarristi come Joe Pass, George Benson, il divino Wes Montgomery intendevano il momento musicale come dei grandi comunicatori. La loro freschezza e leggerezza li ha consegnati al pubblico come musicisti radiosi e felici. Questo, a mio modesto parere, ha conferito un’aura più universale alla loro figura: potremmo semplificare dicendo che avevano un animo più rock, o più funk o ovviamente più sinceramente blues.
E se fosse anche una particolare chitarra a poterci dare il sorriso, perché non usarla?
Il sound buono e sincero non dovrebbe avere controindicazioni.


Cenni storici sulla solid body

Per solid body, per chi non fosse avvezzo a questo termine, si intende il corpo solido della più comune chitarra elettrica, senza scassi o buche.
La cassa armonica dunque è più precisamente un corpo solido in questo caso.
E’ doveroso precisare che, nonostante non si vedano, esistono tanti modelli di solid body che contengono della camere tonali: praticamente della mini-stanze segrete dove il suono si amplifica dentro lo strumento stesso.
La prima solid body della storia, contrariamente a quanto si possa credere, non è di casa Fender.
Il primo progetto di chitarra elettrica risale al 1931 si deve alla Rickenbecker: si tratta della Frying Pan, ovvero la cosiddetta “padella”.
La Gibson ES-150 entra in produzione solo nel 1935 come chitarra semi-acustica con un pick-up magnetico ed è quasi paradossale che sia stata la chitarra elettrica solid body la vera matrice di questa idea.


Arrivano i nostri: Telecaster, Stratocaster e Les Paul

Nel 1948 un modello della Bigsby apre le danze a ciò che succederà dopo: si tratta della Trevis Merle. Viene costruita quasi per caso e contiene della anticipazioni di ciò che si troverà nei modelli molto più famosi negli anni successivi. Se pensiamo che la Fryin Pan della Rickenbercker del 1931 era nata quasi esclusivamente come lap-steel, la Trevis Merle è da considerarsi come la prima solid body della storia.
Dopodiché sarà una meravigliosa escalation, con non poche sorprese e colpi di scena.

Bigsby Merle Travis. Prodotta nel 1948 è la prima chitarra elettrica solid body della storia.

Nel 1950 viene prodotta la Broadcaster che verrà poi definitivamente ribattezza Telecaster al termine di alcune vicissitudini giuridiche e commerciali.
Ne vedremo delle belle nel jazz con questa chitarra.
Tra il 1950 e il 1952, viene perfezionata e messa in commercio un’altra grande chitarra della storia: la Gibson Les Paul.
Nel 1954 invece è il turno della Stratocaster che porta all’apice la popolarità di casa Fender nel panorama mondiale della chitarra elettrica. La Strato, inoltre, come ben sappiamo diventerà l’icona della chitarra elettrica nell’opinione pubblica.


La Solid Body nel Jazz: il giovane Joe Pass

Uno dei primi esempi di chitarrista jazz con una solid body è addirittura uno dei più tradizionali in assoluto: il leggendario Joe Pass.
Non tutti sanno che durante il soggiorno presso il centro di riabilitazione Synanon, Joe Pass non possedeva una sua chitarra personale. Usava dunque una chitarra elettrica messa a disposizione del centro nelle ore in cui poteva suonare. La solid body in questione era una Fender Jazzmaster.
La Jazzmaster fu prodotta nel 1958 ed era indirizzata ai chitarristi jazz, tuttavia nel corso degli anni non ha riscontrato il successo auspicato. Stranamente venne impiegata molto di più nel surf rock.
Pass, riuscendo ad affinare ancora di più le sue doti jazzistiche sulla solid body, ci regala un meraviglioso esempio di jazz su Fender nel 1962: è l’anno in cui pubblicherà il lavoro The Sound of Synanon.
In quell’occasione, lo vediamo sfoggiare le sue abilità su una Fender Jaguar.

La Jaguar risulta molto simile alla Jazzmaster ma monta dei single coil più piccoli rispetto ai soapbar del modello usato precedentemente. Personalmente sono sempre rimasto impressionato dalla abilità tecnica anche con il plettro e dalla grande timbrica che Joe Pass possiede anche sulla solid body. 
Si noti come il suono, evidentemente, è un fattore tanto fisico quanto mentale.


Ed Bickert: l’eroe della Telecaster

Il chitarrista canadese Ed Bickert è un altro grande utilizzatore di chitarre solid body nel jazz.  Possiamo definirlo, insieme a Ted Green prima e Mike Stern dopo: l’eroe della telecaster.
Quasi coetaneo di Joe Pass, a partire dagli anni ’70 colleziona diverse collaborazioni e incisioni con musicisti come Paul Desmond, Milt Jackson, Frank Rosolino ed addirittura Oscar Peterson.

In effetti Peterson ha sempre amato la chitarra e, come nel caso di Joe Pass, Ed Bickert non è stato il solo chitarrista ad essere sul palco con lui.
Con la sua telecaster con humbucker al manico, Ed Bickert ha sempre avuto la capacità di suonare in modo da creare un piacevolissimo e ricco tappeto armonico spesso in assenza di pianoforte, come nel caso del suo trio. 

Probabilmente Bickert, se pur non molto conosciuto, ha influenzato generazioni di chitarristi nell’utilizzo della chitarra elettrica solid body nel jazz tradizionale.


Ted Greene: il contrappunto sulla telecaster

Ted Greene rappresenta un punto di riferimento per molti artisti del genere. Grazie alle sue lezioni, ai seminari all’Institute of Technology e gli articoli su tante riviste, Greene ha sensibilizzato molti allievi e colleghi sull’utilizzo della solid body nel jazz. Anche in questo caso, la scelta è ricaduta sulla Fender Telecaster. Greene ha utilizzato questa chitarra come tavolo di lavoro per esprimere al meglio le capacità polifoniche dello strumento studiando in modo approfondito il contrappunto.

Solid Body nel jazz. Ted Greene è considerato uno dei più importanti didatti del jazz moderno e del contrappunto chitarristico.


Se al giorno d’oggi il contrappunto sulla chitarra elettrica e nell’ambito del jazz è diventato una moda, oltre che un grande sfoggio di sapienza, lo dobbiamo a Ted Greene e Jimmy Raney. Purtroppo dell’ultimo non ho trovato materiale con chitarre solid body: ne sarei stato molto felice.


Mike Stern: la rivoluzione della solid body nel jazz – pt.1

Mike Stern, nella sua umiltà, ha più dichiarato di non considerarsi totalmente un chitarrista jazz.
In realtà sappiamo che lo è assolutamente, ma sono innegabili le sue profonde radici rock e blues. Non a caso il musicista che lo ha scoperto e ne ha consacrato la fama è uno delle più grandi menti musicali della storia: Miles Davis.
Prima di approdare alla fusion di Miles, Stern milita per 2 anni nei Blood Sweat And Tears ed in seguito nel gruppo di Billy Cobham. Sappiamo bene come più avanti delineerà ancora di più il suo ruolo di chitarrista jazz-fusion di altissimo livello in formazioni come Brecker Brothers e la Berg/Stern Band.
Nel primo periodo di carriera Mike Stern usava una Fender Stratocaster. 
Effettivamente è il primo funambolo jazz della storia della chitarra che mischia sonorità clean a overdrive più o meno carichi di gain con una solid body.

Nel 1986, quando pubblica Upside Downside per la Atlantic Records, sta già utilizzando la chitarra con cui lo ricordano tutti: pensate un po’, la Fender Telecaster. Ormai da diversi anni però è endorser della Yamaha. Il modello, che ricalca in modo spudorato la Fender Telecaster, è la Pacifica 1611 MS.
Sia nel caso del modello Fender che della scelta Yahama, Mike Stern ha sempre prediletto la configurazione con l’humbucker al ponte. 

Mike Stern con la sua solid body Yamaha Pacifica 1611. Il modello è chiaramente ripreso da quello della Fender Telecaster. Solid body nel jazz

Dato che il mio obbiettivo è quello di documentare l’utilizzo della solid body nella tradizione jazz, voglio riportare qui un esempio dal disco Stardards and Other Songs del 1992.  Ecco il grande swing di Mike Stern, condito con il suo tanto amato effetto chorus ed un vibe decisamente jazz-blues.

Bill Frisell
la rivoluzione della solid body nel jazz  – pt.2

Un eterno ragazzino. Bill Frisell è sempre stato un musicista poliedrico, eclettico ed estremante libero nelle sue scelte stilistiche e sonore.
Ha esplorato tante sonorità elettriche utilizzando diversi tra i modelli di solid body più famosi. Solitamente imbraccia anche lui una Fender Telecaster, ma non mancano recenti uscite in Stratocaster. All’inizio della carriera è uno dei rari esempi di chitarristi che hanno suonato jazz con una Gibson SG. 
Per curiosità, nell’ambito della chitarra fusion troviamo anche un giovanissimo Allan Holdsworth con la Gibson SG nei Soft Machine.

La Strato dal 1954 in poi, essendo molto leggera, aveva fatto calare drasticamente le vendite di Les Paul. L’acronimo SG, infatti, sta per solid guitar, ed è molto più leggera e maneggevole della sorella maggiore Les Paul. Segnalo anche lavori in cui Bill Frisell utilizza una Gretsch Electromatic Jet.
Possiamo vedere allora come Bill Frisell, pur essendo sempre a cavallo tra diversi generi musicali, è uno dei più grandi pionieri della chitarra elettrica nel jazz.


Lorne Lofsky e Ulf Wakenius
con Oscar Peterson e la solid body

Lorne Lofsky è un chitarrista canadese e rientra in quella categoria di musicisti influenzati particolarmente dalla fiugra di Ed Bickert. Durante le mie ricerche sui chitarristi che usavano solid body, Lofsky mi colpì particolarmente per l’utilizzo di un modello di Ibanez Roadstar molto simile ad una Stratocaster. Nel 1980 inizia a collaborare con Oscar Peterson. Fu proprio Peterson a produrre il suo primo primo disco It Could Happen To You.
Lofsky, sulla scia anche di quanto fatto da Ted Greene, approfondì l’uso del contrappunto e del fingerpicking. Esistono varie testimonianze dove utilizza sia Gibson Les Paul che Fender Stratocater.

A partire dal 1997 Ulf Wakenius entra a far parte del quartetto di Oscar Peterson al posto di Losfky. Anche in questo caso si tratta di un chitarrista di talento, questa volta europeo, che porta con sè una solid body.
Wakenius suona una Gibson Les Paul Studio, modello noto per essere meno rifinito ma decisamente più leggero della Les Paul Standard.


Julian Lage, Gilad Hekselman, Nir Felder
la rivoluzione della solid body nel jazz  – pt.3

Al giorno d’oggi sono in tanti i chitarristi jazz che utilizzano delle solid body. Mi riferisco sia a chitarristi attivi negli ultimi 30-40 anni che hanno iniziato ad utilizzare solid body, sia a chitarristi più giovani che si sono distinti negli ultimi 5-10 anni. Uno dei migliori tra questi, capace di tirare fuori un sound straordinario da qualsiasi strumento tocchi, è Julian Lage.
Lage venne alla ribalta come funambolo del jazz di stampo manouche. Già questa era una sua grande peculiarità, ovvero portare la tecnica della mano destra del manouche su chitarre arch top prettamente classic jazz.
Poco dopo Julian Lage si è reso protagonista di live e registrazioni in cui, pur passando a solid body e cambiando leggermente timbro, mantiene in modo elegante e poderoso il suo modo di suonare. Come vediamo qui, anche Lage ha espresso il suo gradimento per la Fender Telecaster.

In uscite più recenti di questo fantastico live di Los Angeles, Lage ha usato spesso anche una Gretsch Electromatic Jet ed in seguito una Gibson Les Paul.
Il suono è davvero nelle mani e possiamo scegliere con libertà il nostro strumento preferito senza farci condizionare da moda, immagine, naso arricciato dei colleghi. 
Lage, autore anche di studi per chitarra elettrica, è uno dei chitarristi che ha più approfondito la polifonia ed il contrappunto. Anche in questa caso, il timbro più acuto della solid body ed il suo manico più agile, hanno contribuito a scolpire meglio il suono del contrappunto.

Impossibile non menzionare anche il grande Gilad Hekselman. In realtà Gilad, insieme a Yotam Silberstein, alternano l’utilizzo di chitarre semi-hollow di ultima generazione a solid body.
Questa volta però, come già detto per Julian Lage, sono i più docili single coils a vincere il duello con gli humbuckers.
Anche Hekselman si può definire come un mago della polifonia e del contrappunto chitarristico moderno.


Nir Felder: l’uomo con la Stratocaster

Nir Felder, che al momento sta riscuotendo un grande successo sulle riviste internazionali, riveste un ruolo importantissimo nella metamorfosi del sound della chitarra jazz. Rimasi molto colpito quando si presentò sul palco del NEA Jazz Masters con la sua Stratocaster.
Inoltre, ricordo di aver visto un’interivsta con Russell Malone e Mark Withfield in cui Nir Felder perde diversi minuti a cablare una gigantesca pedaliera sul palco. Sembrava la pedaliera di The Edge!

Il sound di Felder è molto sincero ed è pervaso da una senso del timing notevole mischiato con il timbro più chiaro e pungente della sua Stratocaster. Anche in questo caso, come vedevamo per Ed Bickert, la texture armonica sotto il solista di turno, è davvero roba fina.
Da pochissimo anche Nir Felder sta esplorando nuove sonorità con una Gibson Les Paul.
Ecco qui una versione in duo del celebre standard Along Came Betty, composto da Benny Golson, eseguito con Ben Wendel.


Rosenwinkel e lo spostamento verso la solid body

Probabilmente la chitarra jazz per eccellenza degli ultimi 40 anni, contravvenendo anche in questo caso al vero scopo per cui era stata costruita, è la Gibson ES-335. Il punto di forza di questa chitarra risiede nell’avere una elettronica da chitarra elettrica, delle casse armoniche laterali ed un blocco pieno centro dello strumento. Inoltre il corpo è spesso in laminato, come la vuota ES -175. In conseguenza di questo la ES-335 risulta anti-feedback, a differenza di molte arch top. Ecco, nel corso degli ultimi 20 anni, se non addirittura dai primi esperimenti MIDI di Pat Metheny, si delineata anche una necessità di modificare la ES-335 fino a farla diventare piena, come una solid body. 
Il principale caso che voglio riportare è il pilastro della chitarra jazz degli ultimi 30 anni, Kurt Rosenwinkel.
l’immenso Kurt utilizza da anni una chitarra solid body Yamaha che ricorda molta le forme di una SG. 


Si tratta infatti di un modello SG200 della Yamaha. Uno dei primi utilizzatori di questo modello fu Carlos Santana.
Anche in questo caso, conoscendo bene il suono di zio Kurt, si vede come nonostante il cambio di strumento le mani restino lo strumento timbrico più importante. Inoltre dobbiamo far notare come Kurt Rosenwinkel probabilmente sia uno dei chitarristi più liberi e coraggiosi degli ultimi 50 anni. Ha sempre imposto le sue scelte sonore e stilistiche con stile e naturalezza e raramente non è stato convincente. E’ forse il chitarrista che più di tutti dobbiamo ringraziare per quanto concerne l’ammodernamento della chitarra jazz.


Considerazioni sull’utilizzo della solid body

E’ chiaro che i puristi del jazz magari troveranno sgradevoli certi suoni troppo elettrici. Tuttavia, va ricordato che parte fondamentale del jazz è accettare la visione e le diversità dei musicisti, specialmente se geniali. I vantaggi della solid body possono tradursi in maneggevolezza, maggiore facilità di trasporto, una manutenzione più agevole ed intuitiva rispetto alle molto più delicate arch top o semi-hollw ed un ovvio grande controllo del feedback. Quello che ovviamente manca è l’aria. Con questa metafora intendo l’aria della cassa armonica che ci dà quel timbro jazz e semiacustico, ricco di una certa legnosità.
La solid body risulta chiaramente più metallica ma probabilmente più adeguata ai tempi, ai cross fade di genere tra il jazz e tutta la vecchia e la nuova black music. 

 Kurt Rosenwinkel con la sua Yamaha sg200


Ultimo ma importantissimo elemento da valutare è l’esponenziale ascesa della chitarra elettrica in questi anni. La solid body, combinata alla valenza di molti musicisti che studiano in diverse direzioni approfondendo tecnica, armonia, polifonia, sound diventa lo strumento perfetto. 
Inoltre, si tratta di strumenti largamente impiegati e venduti e non per pochi. Di questo la musica potrà solamente beneficiare.

Spero che questo excursus su alcuni dei chitarristi che hanno portato in alto la solid body nel jazz vi sia piaciuto e sia stato utile ad aumentare i vostri ascolti.
Inoltre, vi segnalo un articolo con tanti altri chitarristi emergenti interessanti.
Alla prossima!

fine

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