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Scritto da: Sergio Casabianca - Categorie: improvvisazione / jazz

Alterare il II V I maggiore utilizzando un’altra scala maggiore

Un utile trucco su come alterare il II V I maggiore usando un’altra scala maggiore sull’accordo di dominante. Una tecnica ricorrente nella tradizione Jazz ma difficile da trovare sui libri!

Una delle principali caratteristiche del fraseggio Jazz è quella di alterare in modo più o meno tensivo l’accordo di dominante prima che risolva sul primo grado.
La scala maggiore, nella sua bellissima e complessa semplicità, resta uno dei migliori contenitori armonici in cui trovare tutto ciò che ci serve per migliorare il nostro fraseggio.
In questo articolo proverò a spiegarvi come alterare leggermente il II V I maggiore usando un’altra scala maggiore.


Perché una scala maggiore?

Perché è più semplice e più conosciuta di altre!
La scala maggiore è uno degli argomenti più trattati sin da subito per chiunque voglia studiare la chitarra. Molti chitarristi prendono subito dimestichezza con le varie forme e diteggiature della scala maggiore: forme strette, 3 note per corda, 4 o 2 note per corda, ecc.
Spesso può essere più complicato dover mischiare tra loro vari tipi di scale o parti di esse senza ricorrere ad buona abilità di memoria muscolare.
Usare soltanto le diteggiature della scala maggiore migliora la probabilità di visualizzare e padroneggiare un fraseggio semplice ma efficace sulla progressione.


Perché “leggermente”?

Beh, non si può avere tutto! E’ chiaro che possiamo essere molto efficaci sia su progressioni veloci che usando poche note con gusto in momenti più lenti, ma non avremmo a disposizione tutte le alterazioni come nel caso scala superlocria!
Andiamo adesso a vedere di che si tratta; faremo poi le dovute considerazioni su cosa è presente e cosa non lo è.

Prendiamo questa frase sulla progressione II V I maggiore in tonalità di DO

Dm7 – G7 – Cmaj7

Siamo in tonalità di DO maggiore lungo tutta la progressione II V I.
Possiamo tranquillamente usare le note della stessa scala maggiore di DO su tutti e tre gli accordi. Non creeremo nessuna tensione però!

Proviamo invece ad usare la scala maggiore di MIb quando siamo sul quinto grado del II V I di DO maggiore.
Ho voluto suonare semplicemente le due scale in sensi diversi, quella di DO maggiore in senso ascendente e quella di Mib maggiore per tornare indietro. Si tratta di un esempio per sentire più chiaramente la sonorità.
Il sound cambia!!
L’accordo di dominante si altera solo leggermente, ma fa il suo effetto!!

Facciamo un paio di esempi diversi.
Proviamo a non spezzare la melodia durante il cambio di accordo.
Abbiamo qui due esempi di frasi lineari.

Adesso cerchiamo di essere più liberi e musicali!

Iniziamo a sentire come è facile andare a suonare le none alterate.
Inoltre iniziamo la frase sull’accordo di dominante con la b9!

Ecco un altro esempio dove sfruttiamo subito la b13.

In questo caso ho preso lo spunto iniziale da alcuni voicings quartali su Dmin7.
Interessante come si può chiudere la frase in anticipo anche sul levare del quarto movimento.

Chissà da dove ho preso il motivo iniziale per questa frase!?

Ed è bene fare anche pratica in terzine…

… e in sedicesimi!


Cosa suoniamo e cosa non suoniamo

Dobbiamo fare un paio di importanti considerazioni armoniche, però!
Questa è una di quelle sostituzioni armoniche che solitamente non troverai “espressa” nei vari manuali. Eppure, il linguaggio tradizionale del Jazz ne è pieno zeppo in modo più o meno esplicito. Bisogna però vedere bene quali sono le note che suoniamo e quali no e perché questa tecnica differisce dall’utilizzo della scala superlocria.


Manca la terza dell’accordo di dominante!!

Ebbene si, signore e signori, se pur sembra uno scherzo, è così: manca la terza!
Dunque non potremmo mai dire di suonare davvero l’accordo di dominante ma ci appoggiamo tranquillamente sull’armonia che ci offrirà l’amico pianista, chitarrista, tastierista. Lì, la terza dell’accordo di dominante, se non suonato come “sus”, non potrà mai mancare.
Le note e le alterazioni che andremo a toccare rispetto all’accordo di dominante saranno dunque:

e saranno diverse da quelle della scala superlocria.


Conclusioni e considerazioni

E’ vero che non stiamo suonando perfettamente tutte le alterazioni sul quinto grado del II V I maggiore.
E’ vero che manca la terza dell’accordo di dominante.
E’ vero che abbiamo la quarta e la quinta giusta, contrapposte alle sole tensioni b9, #9 e b13.
Eppure dobbiamo dire che è una gran bella imposizione armonica: praticamente per un momento, stiamo spostando tutta la tonalità di una terza minore ascendente.

Dunque possiamo dire che il trucco consiste nel suonare una scala maggiore una terza minore sopra rispetto al centro tonale del II V I, ovviamente mentre c’è sotto il quinto grado.
L’impatto risulta in ogni caso notevole, semplice e funzionale.
Vi consiglio allora di provare a studiare due aspetti:

1) creare delle frasi lineari collegando le due scale maggiori senza modificare il senso ascendente o discendente della frase, come negli esempi presenti in questo articolo

2) suonare  in modo creativo e rilassato sulla progressione II V I maggiore, utilizzando questo trucco ed abituando l’orecchio a discriminare tra le alterazioni dell’accordo di dominante e note non alterate.

Buono Studio e buon lavoro!

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