Scritto da: Giulio Peretti - Categorie: blues / improvvisazione / styling

I’d Rather Go Blind: Joe Bonamassa e lo slow blues

Considerazioni e spunti di riflessione sullo stile di Joe Bonamassa, un chitarrista che tiene alto il valore dei maestri del passato ma  guarda al futuro del blues.


Joe Bonamassa: tecnica vs. ispirazione

Joe Bonamassa è indubbiamente uno dei più alti esponenti delle sei corde di quest’epoca per quanto riguarda il rock-blues. Invitato a condividere il palco con B.B. King a soli 12 anni, è cresciuto immerso in un contesto che trasudava  blues, country e rock. 

Attualmente è uno degli artisti più prolifici per il genere, professionista instancabile e perfezionista al limite del maniacale.

I critici dicono che una tecnica così studiata va a discapito dell’emozione. Io non sono per niente d’accordo. 

Sono appassionato del blues delle origini, da Leadbelly a Robert Johnson, sono rimasto affascinato dall’ evoluzione elettrica avvenuta con Albert King, B.B. e Freddie King, ho adorato Johnny Winter, Rory Gallagher, Stevie Ray Vaughan ed Eric Clapton.

Credo di aver ascoltato quasi tutti i dischi di Bonamassa (ad oggi  36) ed ho assistito a  due suoi concerti  dal vivo. Bene, non credo di aver mai provato la sensazione di stare ascoltando qualcosa di freddo e tecnico fine a se stesso. Non mi sono mai sentito tradito nella genuinità di quello che stavo ascoltando.  Qualcosa di già  sentito forse, quello sì, ma si sa,  il blues  stilisticamente  si ripete.

Personalmente  apprezzo molto alcune delle sue  canzoni e il modo in cui riesce ad esprimere le sue idee soliste e improvvisative liberando dal vivo tutta quella tecnica e quel know how accumulato in una vita  di esperienza. Scusate ma proprio non ce la faccio a vedere la tecnica come un limite al raggiungimento di un esecuzione emozionale di alto livello. Che poi molti artisti non abbiano bisogno di tutta questa tecnica non ci sono dubbi e, beati loro, raggiungono con ben altri mezzi il cuore degli ascoltatori.

Detto ciò, in questo articolo ho costruito una backing track prendendo gli accordi di una vecchia blues song scritta nel 1967 da Ellington Jordan, Billy Foster e Etta James: I’d Rather Go Blind.

I’d Rather Go Blind

Canzone bellissima e malinconica, che mi è capitato di suonare sia in versione elettrica che più intima. Ho deciso di prendere in prestito  il giro armonico per offrire qualcosa di alternativo alle solite backing track che si trovano sul web. Penso che si presti molto bene all’improvvisazione e alla composizione di un solo.

La versione originale è in LA maggiore. Ho trasposto il brano in RE maggiore e rallentato il beat. Il tempo è in 6/8.

L’assolo che vi propongo è ispirato alla versione di Bonamassa & Beth Hart. Da questo ho preso spunto per creare un insieme di frasi che dessero l’idea di una voce che racconta una storia. Le pause nel mezzo sono lunghe, aggiungono importanza alla scelta delle note.

Il materiale melodico che utilizzo qui è per la maggior parte derivato dalla scala maggiore e dalla relativa pentatonica. Ad eccezione della parte finale, in cui utilizzo anche la pentatonica minore avvalendomi dello slide, un tubo di vetro che sicuramente conoscete già e che,  quando utilizzato correttamente, ci permette di aggiungere sfumature molto suggestive al fraseggio. Specialmente se si tratta di miscelare la pentatonica maggiore e minore.

Qui sotto trovate  la chart ritmica, che ho volutamente tenuto minimale per lasciare più spazio possibile alle incursioni della chitarra solista.

Gli accordi sono eseguiti dapprima leggermente “sgranati”. Procedendo possiamo variare con  una plettrata secca e staccata sull’accordo che cade sopra il  rullante .

Metto a vostra disposizione la backing track con piano elettrico, basso, batteria e chitarra per chi volesse esercitarsi direttamente qui.


Un consiglio per l’improvvisazione

L’approccio che vi consiglio di utilizzare quando suonate in questo stile  è quello di pensare che state facendo un discorso davanti a una platea, in un momento in cui tutta l’attenzione è catalizzata su di voi. Il concetto che volete esprimere ce lo avete ben chiaro, è il momento di fare un bel respiro,  utilizzare  parole giuste, ponderate, e far uscire una frase alla volta. Respirate ancora e andare avanti fino a che non vi sembra di essere stati esaustivi.  La tecnica vi aiuterà ad avere un esposizione chiara, e nell’ipotesi migliore  raggiungerete il cuore di qualcuno.

Buon ascolto e buon lavoro!

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